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7 marzo 2006

Viva la mamma a Torino

 
Storia di una ragazza lucana e dei suoi sogni...

A Torino. Mi porto dentro l’aria pulita dei nostri boschi, ma alla fine anche io sono emigrata al nord. Che per me è il nord delle Olimpiadi, una realtà che si trasforma in città di servizi, innovazione e cultura, riscattandosi dalla vecchia schiavitù della monocultura automobilistica, la città del Passion lives here . Torino: per me la porta di un sogno.

(Fa la differenza,anche nei sogni, scoprire una mattina tra le scale bagnate e il sacchetto dell’immondizia, che la famiglia della porta di fronte è di Campomaggiore, e quella sotto di Senise. La nostalgia è sempre compagna di viaggio!).

Viva la mamma, a Torino. Come in Basilicata. La mia l’ho lasciata lì da voi, con tanto di sindrome del nido vuoto. Lei, come molte mamme meridionali, è tenace e combattiva, e dopo avermi dato le chiavi di casa a cinque anni, mi ha anche sempre sostenuta in tutto quello che volessi fare, riguardo al futuro e ai progetti, ai miei sogni. (Sugli uomini ha immancabilmente sempre da ridire ma questa è una storia a sè, storia di donne a confronto!).

Mi ha permesso di sognare soprattutto quando non avrei avuto i mezzi per farlo: l’Università a mille chilometri di distanza, biglietti di andata e ritorno, pacchi spediti ogni tanto con un bel pezzo di casa dentro.
Quando ho cominciato a lavorare, per quanto precaria e a tempo, tenuta sul filo fino all’ultimo giorno per un rinnovo, senza orari, ferie, malattie contemplate, contributi inesistenti, mia madre era la mia coscienza. Dopo avermi battezzata la figlia part-time per la mia esistenza in casa solo raramente e nel fine settimana, non passava giorno che non mi ricordasse che quelli che guadagnavo erano soldi temporanei, in parte già spesi prima di andare in banca a riscuoterli, visto che appena sarebbero finiti, sarebbe toccato sempre a lei pensare a me. Come darle torto?

Quando sono tornata un giorno dal lavoro dicendo che “Ci avevo pensato molto, non mancavo di rispetto a nessuno, ma volevo andare  a vivere per i fatti miei”, a parte il muso lungo di mio padre, mi sono sorbita una serie di calcoli con tanto di calcolatrice (lei è ragioniera, tosta, vecchio stampo!) per dimostrarmi che aritmeticamente non ce l’ avrei mai fatta senza il loro aiuto.

Che quindi non era proprio il caso. Fine della storia. Nessuna possibilità di replica.
In un anno le cose sono cambiate ancora,  sono ripartita, ed effettivamente senza il loro aiuto per l’ennesima volta non sarei qui. A rincorrere un sogno, a vedere come si vive di nuovo da sola ma con i soldi degli altri. A stare attenta a ogni euro, valutare bene se è il caso di andare al cinema o comprare un libro.

Più di tutto, secondo me, fa male vedere le ambizioni che rimangono strettamente legate a questioni economiche, pratiche. Senza la mia famiglia qui non sarei mai potuta essere. Pensare che una persona può valere moltissimo senza avere i mezzi per dimostrarlo è profondamente ingiusto. Demotivante, deprimente. Pensare che una serie di cose sono possibili se te lo puoi permettere, che la tua crescita culturale ma anche personale, forse, è legata a una serie di possibilità che non sempre puoi crearti se non ne hai la facoltà. Senza perdersi a dividere il mondo in vecchie categorie sociali ormai superate, mi chiedo solo ogni giorno se avremo l’intuizione, la capacità, la forza di puntare su noi stessi e trovare la strada da soli.

Se ci saranno persone lungimiranti che faranno le scelte giuste per indirizzare il nostro futuro, creare condizioni migliori. Credo che la nostra Regione sia sulla strada giusta. Ma nella mente delle persone deve cambiare il vecchio retaggio da assistiti. Le scelte politiche, di investimento, le scommesse, hanno senso e portano frutto se trovano delle intelligenze capaci di farle fruttare.

Sinceramente vorrei dire grazie solo a me stessa, per tutto, in un futuro non troppo lontano ormai. Qualche mia amica fa già scelte forti: figli (che a volte arrivano, e sono sempre gioia e maturità in un batter d’occhio), andare a vivere con qualcuno. Mi dico che hanno coraggio. In queste condizioni ogni scelta mi sembra doppiamente complicata, anzi veramente assurda.

È bisogno forte di autostima, di fiducia smisurata in sé stessi, di vedere riconosciuti i propri sacrifici; è voglia di sentirsi liberi, con la propria vita in mano, da riempire come credi. O da lasciare vuota. Ma potendo scegliere.

Viva la mamma, comunque.

Giovanna Solimando




permalink | inviato da il 7/3/2006 alle 12:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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